Promuovere la fan page: 7 cose da mettere a fuoco (e da fare)

Stamattina tentavo disperatamente di mettere un po’ in ordine il mio studio, praticamente uno sport estremo, e a questo scopo tentavo di cacciare a viva forza delle carpette nella libreria. Non riuscendoci – ovviamente non si può pretendere che le leggi della fisica si adattino ai miei scopi e lo spazio di un armadio  si dilati come fosse un palloncino da gonfiare al bisogno – ho necessariamente dovuto svuotare lo stipetto sperando di riuscire a ottimizzare lo spazio.

Ma come diceva mia nonna buonanima (sempre quella francese) “per fare un ordine bisogna fare un disordine” e quindi da uno stipetto sono passata alla libreria (quasi) intera. Cosa non è uscito da lì non te lo puoi neanche immaginare. Ero riuscita a farci stare talmente tanta roba nel corso degli anni da far impallidire Mary Poppins e far sembrare Eta Beta un dilettante.

Tra le altre cose, come per magia, ho rinvenuto un attrezzo che non ricordavo neanche più di avere: il proiettore per le diapositive. Niente a che vedere col video proiettore che si collega al pc per proiettare slide e quant’altro, ma un coso un po’ vintage munito di un carrello scorrevole, all’interno del quale venivano collocate fisicamente le diapositive, dei quadrotti di plastica di circa 5 x 5 cm con una finestrella che racchiudeva una pellicola a colori: il tutto era azionato – negli esemplari più evoluti – da un telecomando sefappeddì cioè col cavo, e ogni volta che si mandava avanti o indietro si sentiva un rumore orribile tipo tarlàc! ed era lì che cominciavi a pregare che la diapo non restasse incastrata, cosa che avveniva regolarmente ogni 3 x 2.

Molti di voi immagino che non ne avranno mai visto uno, e magari neanche sanno che esiste un aggeggio così, ma è vero, giurin giurello, esiste eccome, guardate!

Daniela Patroncini proiettore diapositive

Per fare il paio col proiettore ovviamente, ho trovato anche la scatola con le diapositive, croce e delizia dei fortunati che sono nati nella mia epoca (anche un pochino dopo, ma non per molto). Accidenti, quanti ricordi… le  d i a p o s i t i v e… Tutti le usavamo! Te ne andavi in giro per il mondo e se non scattavi millemila diapo non eri proprio nessuno!

Perché  le diapo e non le foto? Perché svilupparle costava meno che stampare foto (sì, nel Pleistocene DOVEVI stampare le foto, non c’era altro mezzo se volevi vederle), perché potevi permetterti di farne di più, perché poi qualcuna la potevi anche stampare per regalarla e – valore aggiunto – aveva quell’effetto metallizzato fikissimo che faceva tanto “sono il mago della diapo” , ma soprattutto perché potevi gustartele in seduta plenaria insieme agli amici.

Altro che Instagram o board Pinterest, quelle sì che erano condivisioni!

Ci si telefonava (manco i cellulari esistevano, figurati gli sms o whatsapp) e ci si metteva d’accordo: “stasera alle 9 tutti a casa della Dani a vedere le diapo di Parigi” e alle 9 puntuali, anzi un po’ in anticipo, arrivavano tutti i tuoi amici e gli amici degli amici che erano con te a Parigi a vedere le diapo. Patatine Cipster e Coca Cola come se non ci fosse un domani e la serata era garantita tra risate, casino e cretinate varie.

Poi però c’era il rovescio della medaglia, e cioè quando qualcuno ti invitava in modalità esclusiva a casa – tu + lui o coppia + coppia – a guardare le diapo del suo/loro viaggio in Perù o in Patagonia, narrato con dovizia di particolari in selezionatissime 800-900 diapo.

Praticamente un castigo. Una penitenza quaresimale. Quasi come precipitare nel vortice di un girone dantesco: all’inizio poteva anche essere interessante vedere posti sconosciuti, scorci inaspettati, animali che tu forse giusto allo zoo poi, alla cinquecentesima diapo, immagina un po’…

Le diapositive non si usano più e sono state sostituite da sistemi molto più geek come le Storie di G+ o le produzioni delle varie app o tool, però la storia mi sa proprio che sia sempre la stessa e – guarda un po’ – è proprio la storia anche di tante pagine facebook.

Senti un po’: tu ce l’hai una amica (o amico) che viaggia parecchio e visita paesi di esotica bellezza, brama di chiunque e pure tua? Ce l’hai di sicuro (ce l’abbiamo tutti).

E dimmi: questo amico – per caso – fa parte di quella categoria che quando torna dal suo viaggio ti racconta quanto sia stato entusiasmante, emozionante, strabiliante e la gente che ha incontrato, e le persone con cui ha parlato, e le cose che ha mangiato, e quelle che ha bevuto, e quanto caldo faceva, e quanto era trasparente l’acqua, e quella volta che è uscito in barca e ha pescato il pesce più grosso del mondo, e quella in cui ha fatto sub e ha visto le sirene, e quando si è buttato col paracadute e ha incontrato San Pietro, e quando ha attraversato la foresta amazzonica armato di machete… e basta per piacere! Abbi pietà!

Scommetto che mentre leggevi ti si è parata davanti l’immagine del tuo amico e ti si è disegnata una smorfia sulla faccia, vero?

Beh, per forza. Questi personaggi, anche se sono amici, se vogliamo loro bene e siamo interessati a loro, diventano di una noia mortale quando parlano solo di sé, anche se le loro avventure sono mirabolanti. Lo sai perché? Perché non ci coinvolgono, perché sono autoreferenziali, perché il loro racconto va da A (loro) a B (tu) senza possibilità di ritorno.

Non parliamo poi di quando l’amico ti propone, con quel sorrisone di un bimbo che vuole far vedere il suo capolavoro alla mamma e quindi non puoi dire di no, di farti vedere le foto. Ecco, quello credo possa essere annoverato tra gli strumenti di tortura ancora non riconosciuti dall’ONU. Come le diapo dell’era gaciale.

Ringraziando il cielo oggi esistono i social network e c’è da sperare che l’amico in questione abbia postato regolarmente album delle sue conquiste turistiche in modo da poterlo prendere in contropiede con un “Ti ho seguito, sai! Non mi sono perso una foto, erano trooooooppo belle!”

Forse, e sottolineo forse, riuscirai a schivare la seduta interminabile con racconto didascalico sulla geometria delle macchie della giraffa o la dissertazione sulla palette pantone del colore del mare. Diversamente ti sforzerai di stare attento e dosare i commenti in modo da arrivare alla millemillesima foto con ancora un po’ di forza per dire “wow!” oppure “forte!” o anche “bello!” e nel frattempo cominciare a cercare disperatamente spigoli taglienti nel tavolino a fianco per tagliarti le vene o un corpo contundente per tramortire il relatore del momento.

Che sfinimento. 

Che bello invece quando nel racconto vieni coinvolto e trovi dei punti di contatto da cui possano scaturire discussioni interessanti, chessò, partendo dal racconto di una festa che ricordava tanto quella volta che eravate insieme, oppure la descrizione  di un cibo assaggiato in quel ristorantino tipico di cui si può cercare la ricetta e magari riprodurla… niente noia ma partecipazione, divertimento, condivisione!

E adesso prova ad immaginare la tua fan page come fosse il tuo amico di cui sopra. E tu mettiti nei panni dei tuoi lettori-utenti (e forse clienti).

Prova ad immaginare se ogni santissimo giorno tu postassi solo informazioni sul tuo negozio (bar, gelateria, ristorante, ecc) e sui prodotti che vendi, parlando sempre tu, solo tu e unicamente tu senza ascoltare chi legge.

Prova a immaginare di intasare il mio news feed di offerte ripetitive, sempre uguali, che non suscitino interesse. Cosa succederebbe secondo te? Se tutto va bene io non ti seguo più, se invece mi prendi in una giornata storta ti tolgo proprio il Mi Piace alla pagina. E dopo… ciao! Recuperami se sei capace!

E con il gran da fare che ti stai dando per ottenere fan sarebbe un peccato perderne! (Non sai come fare ad acquisire fan? Leggi qui )

“Ma come? – mi dirai – Ho creato una fan page per avere visibilità: tutti i giorni parlo un po’ di me e sono a posto!” Ecco sì, sei proprio #apposto!

Già se mi dici che hai creato la fan page solo per avere visibilità vuol dire che non hai letto i miei articoli precedenti (e non andiamo bene), ma a parte questo, che è recuperabile cliccando qui , significa che sei lontano dal dove dovresti essere. Non si tratta di visibilità, non solo. Si tratta di instaurare una relazione con i tuoi lettori, esattamente come faresti con i tuoi amici, perché è dalle relazioni che nascono i risultati migliori, è lì che si fondano le radici del tuo sviluppo: nessuno si cura di chi parla sempre come se avesse un megafono in mano, nessuno prenderà le sue parti, nessuno cercherà di andare oltre l’apparenza e sarà disposto ad ascoltare. Non c’è cosa più antipatica di chi parla solo di sé.

E quindi?

Come puoi fare a farti conoscere e a promuovere la tua pagina?

  1. Usa lo storytelling. Racconta. Appassiona i tuoi fan con le storie che ti appartengono, quelle che parlano di te, della tua azienda, dei tuoi collaboratori, quelle che fanno vedere il tuo essere umano nelle sue sfaccettature, soprattutto sul lavoro. Fallo attraverso le immagini e i racconti, con uno stile semplice, diretto, accattivante
  2. Sii interessante ma leggero. Tutti quanti abbiamo periodi no, a volte anche molto lunghi o molto pesanti. La fan page NON è il posto giusto per parlarne. Leggero non vuol dire superficiale: vuole solo rammentarti che le persone passano il loro tempo sui social network non certo per stare ad ascoltare i tuoi malanni o i tuoi lamenti. Stai promuovendo un esercizio commerciale, non il vaccino contro Ebola: arricchisci l’esperienza dei tuoi lettori ma senza stressarli, sii positivo e propositivo
  3. Stupisci i tuoi fan e falli divertire. Recentemente Buzzsumo ha fornito i risultati di una ricerca da cui emerge senza ombra di dubbio che le persone sono attratte – e quindi condividono – da post che comunicano emozioni positive come stupore, riso e divertimento, mentre non lo sono affatto da quelli che parlano di rabbia e tristezza. E’ il meglio di sé ciò che si desidera offrire agli altri per poter coltivare le proprie relazioni, non il peggio
  4. Entra nelle community. Fai tu il primo passo, non stare ad aspettare sulla porta: entra nei gruppi che sono affini alla tua pagina. Le community sono dei vivai ricchissimi di germogli da coltivare, all’interno puoi trovare un numero molto elevato di persone che potrebbero essere interessate agli articoli che vendi, ma fallo con delicatezza e discrezione, senza entrare a gamba tesa propinando slogan sulla tua attività. Te lo ripeto di nuovo: attivati per generare conversazione, discussione, fatti conoscere e ri-conoscere come persona informata e affidabile. Da lì al dirottare le persone sulla tua pagina il passo è breve. Ovviamente non dimenticare che la geolocalizzazione è la cosa più importante! Se il tuo esercizio commerciale è a Milano – e tu non hai un ecommerce – non ha senso infilarsi in un gruppo che ha per nome “Sei di Palermo se…”. Chiaro il concetto?
  5. Crea una community. Se hai il tempo di prendertene cura fallo: crea tu un gruppo dove tutti possano condividere in libertà contenuti inerenti alla tua attività. Stabilisci alcune regole chiare di netiquette e magari nomina un altro amministratore del gruppo che possa darti una mano a gestirlo dando il benvenuto a chi entra, vigilando sui contenuti e sulle modalità, proponendo spunti interessanti. Costruiscila come la vuoi tu
  6. Individua gli influencer del settore, avvicinali e coinvolgili. Gli influencer sono quelle persone la cui parola ha un peso rilevante sui social media (e non). Hanno all’attivo un enorme capitale relazionale e sociale e una sola loro condivisione può generare uno tsunami di interazioni. Come fare? Fai loro una domanda diretta e chiedi di esprimere un parere, oppure – più facile – linka qualcosa che hanno pubblicato relativamente all’argomento che ti interessa. Un tag o un messaggio privato dovrebbero fare il resto. Dove li trovi? Ascolta la rete…
  7. Coltiva advocat ed evangelist. Sono gli angeli della tua attività, sono coloro che ne parlano spontaneamente perché ne sono appassionati o affezionati, quelli per cui è l’emozione a parlare. Coccolateli, ricambia il loro affetto con generosità: saranno quelli che ti apriranno la strada a nuovipotenziali clienti e ti difenderanno sempre!

Un’ultima buona regola: mettiti dalla parte di chi legge e, prima di pubblicare un post, domandati “ io sarei veramente interessato a leggere quello che sto per pubblicare?” E se la risposta è NO, o anche FORSE… non indugiare, cambia strada!

Vedo già la tua espressione dubbiosa: “Ma per capire se sto andando bene come faccio?”

Ti ricordi che quando ti ho parlato delle ragioni per aprire una pagina anziché un profilo ti avevo detto che avresti dovuto diventare un grande amico degli Insight? Ecco svelata la ragione.

Gli Insight sono le statistiche della tua pagina facebook e ti danno le informazioni necessarie a capire l’andamento delle tue attività, ti vengono presentati quelli nell’arco della settimana ma puoi definire tu un lasso temporale di tuo interesse. 

 

Daniela Patroncini Insight

Panoramica, Mi Piace, Copertura, Visite, Post e Persone sono i settori di riferimento dell’analisi. Entreremo nei dettagli dell’uso degli Insight dopo il Natale, così potrai renderti conto da solo se te la sarai cavata alla grande oppure no.

Un’ultima raccomandazione prima delle feste: tutto questo lavoro è un bello sforzo, lo so, ma fallo! Se vuoi che la rete ti aiuti impegnati a fondo e non trascurare nulla perchè altrimenti sarà tutto inutile, tempo ed energie sprecati. La rete non è quella della pesca miracolosa, la rete richiede un impegno costante e a lungo termine: aspettarsi risultati dall’oggi al domani è vano e controproducente.

Oppure fatti un regalo: assumi un Community Manager. Bravo però. Lascia fare il lavoro a un professionista e rilassati sapendo che esattamente come tu curerai i tuoi rapporti offline affinchè si tramutino in vendite, altrettanto farà lui online. E lo farà bene perchè è il suo lavoro.

Ora ti lascio e ti faccio in anticipo i miei più cari auguri per un buon Natale, ma anche per un buon business, #smm4shop si prende una pausa e va un po’ in vacanza, tu intanto iscriviti alla newsletter se ancora non l’hai fatto così non ti perderai l’articolo alla ripresa, noi ci vediamo l’anno prossimo!

Daniela Patroncini - Buon Natale

Daniela Patroncini – Buon Natale

Oh, stavo per dimenticare! Ci sono argomenti che vorresti approfondire? Problematiche che vorresti affrontare? Strumenti che vorresti conoscere? Scrivilo qui nei commenti e ne terrò conto per il prossimo piano editoriale.

Ancora auguroni!

 

Curiosa, mai sazia, innamorata della rete. Social Media Manager non per caso ed Event Manager da una vita. Poco accademica e molto pragmatica, positiva, propositiva e tenace, ho sempre un progetto in fieri e un piano B. Mangio poco, dormo poco, corro molto. E intanto penso.

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