Chi ha paura del nuovo algoritmo di Facebook?

Algoritmo nuovo in avvicinamento! Algoritmo nuovo in avvicinamento!

Mi sembra di sentir urlare le sirene degli allarmi…

 

E io che sono la spaccabiglie della compagnia, quella che ha sempre qualcosa da ridire, quella nata pronta a dichiarare guerra a chi mi sposta dalla mia zona di comfort, per una volta – non so perchè – mi viene da andare controcorrente.

 

#capitemi

Alla fine del 2013 l’amico Zuckerberg ci ha letteralmente crocefisso le fan page mortificando la loro visibilità e la nostra autostima, tirando semplicemente l’acqua al suo mulino macinasoldi e inducendoci a servirci massicciamente della pubblicità a pagamento per migliorare l’awareness dei brand di cui ci occupiamo. Mica niente di strano in fondo se pensiamo che l’aziendina è quotata in borsa e che sul campanello c’è scritto Facebook e non Caritas.

E noi giù a inveire e a infierire (io in testa) e a inventarsi tutti i modi possibili per migliorare i contenuti e amplificarne la visibilità cercando di spendere il meno possibile. Eh sì, perchè chi lavora per le piccole (o piccolissime) realtà non è che abbia dei gran budget a disposizione… si sa.

Dire “portata organica” e sentire un brivido lungo la schiena è stato un tutt’uno per un bel po’, poi ci siamo abituati, ci abbiamo preso la mano e via. Avanti Savoia!

 

Fino alla fine di aprile 2015. Data fatidica in cui il caro Zuck annuncia che no, in questo periodo ha ascoltato gli utenti (accidenti, ma allora anche lui fa listening, ma guarda un po’) e ha capito che mica è quello che vogliono! No no. Gli utenti vogliono vedere cosa scrivono i loro amici (ma va?) e non la cugina dell’amico del dirimpettaio del tizio che era in sala d’attesa dal dentista il giorno dell’apertura dei saldi, vogliono continuare a ricevere notifiche di quell’amico lì (ma ri-va?) anche millemila volte al giorno e non solo una,  e datti pace che al limite è un problema loro e non tuo, ma che soprattutto non gliene può fregar di meno dei gusti dei propri amici e dei parenti tutti (che non me lo sarei MAI immaginato).

 

Ora, mi spiegate cosa c’è di sbagliato in questo?

Il ragazzo ha tirato su una azienda che meriterebbe di essere studiata dagli alieni, e mica l’ha fatto per passione se non si fosse capito. Le regole del gioco le detta lui e lo fa ASCOLTANDO quello che gli utenti esprimono – cosa che, giusto per promemoria, è uno dei cardini del nostro lavoro – rimettendo al centro le interazioni tra le persone e non la comunicazione a scopo commerciale dei brand.

 

Saranno problemi?

La visibilità delle pagine potrà subirne le conseguenze? Sì.

Portata e traffico diminuiranno?

Cosa ci guadagneranno i brand? Apparentemente nulla, se non – forse – la consapevolezza della necessità di avere dei professionisti che ricoprano il ruolo di digital strategist e di community manager, che sappiano concepire una strategia H2H e portarla avanti in modo proficuo.

Ecco: per l’ennesima volta ci sarà da rimettere le mani, anzi, la testa su strategie e meccanismi e trovare un sistema nuovo ed efficace per utilizzare queste benedette fan page, e non sarà facile. Ma nessuno ci aveva promesso che lo sarebbe stato.

Ma ad ogni azione (di Zuck) corrisponde una reazione (dei social media cosi), quindi  basta frignare e tiriamoci su le maniche un’altra volta.

Ergo: buon lavoro a tutti, ragazzi. Ad maiora!

 

Ah, intanto che leggete vado a sbattere un attimo la testa al muro, che magari si smuovono i neuroni e mi viene qualche idea… che poi la condivido, eh!

 

Curiosa, mai sazia, innamorata della rete. Social Media Manager non per caso ed Event Manager da una vita. Poco accademica e molto pragmatica, positiva, propositiva e tenace, ho sempre un progetto in fieri e un piano B. Mangio poco, dormo poco, corro molto. E intanto penso.

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